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Revisione dei contratti con intelligenza artificiale, i sistemi agentici cambiano il lavoro degli studi legali

Il 28 ottobre 2026 OpenAI ha presentato un approfondimento sul progetto sviluppato da Legora per integrare sistemi di intelligenza artificiale nei processi di lavoro degli studi legali e degli uffici giuridici aziendali. Al centro dell'iniziativa ci sono strumenti capaci di esaminare grandi quantità di documenti, individuare clausole contrattuali e segnalare condizioni che richiedono una valutazione professionale. Un'applicazione che promette di ridurre i tempi delle verifiche, ma riporta in primo piano una questione delicata: chi risponde degli errori quando una parte dell'analisi viene affidata a un sistema automatico?

La comunicazione riguarda Legora, società fondata a Stoccolma nel 2023, che utilizza modelli OpenAI per sviluppare una piattaforma destinata alle attività legali. Il progetto comprende funzioni di analisi documentale, verifica degli accordi e supporto alle operazioni di due diligence, ossia gli accertamenti svolti prima di acquisizioni, investimenti e altre operazioni societarie.

La novità riguarda soprattutto l'impiego di sistemi agentici, progettati per eseguire sequenze di attività collegate tra loro. Rispetto a un'applicazione che risponde a una singola domanda, un agente può essere incaricato di esaminare più documenti, cercare determinate informazioni e organizzare i risultati secondo criteri prestabiliti.

La revisione dei contratti con intelligenza artificiale entra così in una fase nella quale il problema principale non riguarda più soltanto la capacità di leggere un testo, ma l'affidabilità dell'intero procedimento che conduce dalla prima analisi alla versione definitiva di un accordo.

Dalle clausole di riservatezza alla verifica di migliaia di documenti

Uno degli esempi descritti nella comunicazione riguarda gli accordi di riservatezza, conosciuti anche come NDA, utilizzati dalle imprese per disciplinare lo scambio di informazioni confidenziali.

Il dipartimento legale interno di Legora ha analizzato gli accordi precedentemente sottoscritti e costruito un insieme di criteri di controllo, denominato playbook, attraverso il quale il sistema effettua una prima verifica dei nuovi documenti. Le condizioni che si discostano dai parametri considerati accettabili vengono segnalate per un successivo esame.

Secondo Emma Kadri Bergström, responsabile legale della società, il tempo dedicato a queste verifiche è passato da circa il 20% della capacità operativa del gruppo a meno dell'1%. Si tratta di una stima riferita all'esperienza interna dell'azienda, non di un risultato generalizzabile a qualsiasi studio professionale.

La stessa comunicazione riporta il caso di un cliente appartenente alla classifica Fortune 100, per il quale vengono indicati una riduzione del 90% dei tempi di gestione contrattuale e un recupero di 9,5 ore settimanali per avvocato. Sono risultati comunicati nell'ambito della presentazione del progetto, senza che siano forniti elementi sufficienti per una verifica indipendente dei metodi di misurazione, delle condizioni iniziali e della rappresentatività del caso.

Sul piano operativo, l'applicazione più interessante riguarda la possibilità di estendere il controllo a documenti che, per ragioni di tempo e di costo, avrebbero ricevuto un esame meno approfondito.

Nelle operazioni societarie complesse, ad esempio, la documentazione può comprendere contratti commerciali, accordi con fornitori, licenze, locazioni e impegni finanziari. La piattaforma Legora comprende una funzione denominata Tabular Review, destinata a esaminare grandi insiemi di contratti attraverso domande e criteri di ricerca comuni.

Il sistema può aiutare a individuare clausole di cambio di controllo, limitazioni alla cessione dei contratti, obblighi di comunicazione o condizioni di risoluzione anticipata. La rilevanza giuridica di ciascuna disposizione dipende però dal testo complessivo dell'accordo, dalla normativa applicabile e dalle circostanze dell'operazione.

Individuare una clausola non equivale a stabilirne correttamente gli effetti giuridici. Una formulazione apparentemente ordinaria può assumere un significato diverso quando viene letta insieme alle definizioni contrattuali, agli allegati e alle modifiche intervenute successivamente.

Il rischio delle clausole interpretate fuori contesto

La revisione dei contratti con intelligenza artificiale presenta difficoltà specifiche che non possono essere risolte attraverso una semplice ricerca di parole.

Si consideri, a titolo esemplificativo, una clausola che prevede il rinnovo automatico di un contratto salvo disdetta. Un sistema potrebbe riconoscere correttamente la disposizione e riportare il termine previsto per la comunicazione. La valutazione sarebbe tuttavia incompleta se un allegato successivo avesse modificato la durata dell'accordo oppure se una norma imperativa imponesse condizioni differenti.

Situazioni analoghe riguardano le limitazioni di responsabilità, le penali, le garanzie e gli obblighi di indennizzo. La presenza di una determinata espressione non consente sempre di classificare una clausola come favorevole o sfavorevole. Occorre comprendere quale rischio venga trasferito, entro quali limiti e a carico di quale parte.

I sistemi basati su modelli linguistici possono inoltre produrre interpretazioni plausibili ma inesatte, omettere eccezioni o attribuire eccessiva importanza a passaggi secondari. Un testo formulato con sicurezza non costituisce, di per sé, una verifica della sua correttezza.

L'organizzazione del lavoro deve quindi distinguere almeno tre attività: l'estrazione delle informazioni, la loro interpretazione giuridica e la decisione sulle modifiche da apportare. Le prime operazioni possono beneficiare dell'automazione, mentre la valutazione finale richiede competenze professionali e conoscenza degli interessi delle parti.

La distinzione diventa particolarmente importante quando l'analisi automatica produce suggerimenti di riscrittura. Modificare una clausola può incidere sull'equilibrio economico dell'accordo, sulle responsabilità future e sulla possibilità di far valere determinati diritti.

Versioni documentali e modifiche: il problema della tracciabilità

Un contratto raramente arriva alla firma nella sua prima formulazione. Le trattative possono generare numerose versioni, con interventi di consulenti interni, avvocati esterni e rappresentanti delle parti.

La gestione delle versioni costituisce quindi uno degli aspetti più delicati della revisione dei contratti con intelligenza artificiale.

Un controllo eseguito sulla bozza sbagliata può produrre risultati formalmente corretti ma inutilizzabili. Lo stesso accade quando il sistema analizza il documento principale senza considerare allegati, appendici o accordi integrativi che ne modificano il contenuto.

La questione assume rilievo anche quando più professionisti intervengono contemporaneamente. Una modifica accettata da una parte potrebbe essere successivamente eliminata, mentre una disposizione respinta potrebbe ricomparire in una versione consolidata.

Un processo affidabile dovrebbe permettere di ricostruire quale documento sia stato esaminato, quali istruzioni siano state impartite al sistema, quali anomalie siano state individuate e chi abbia approvato le modifiche.

È necessario distinguere la registrazione delle attività dalla loro effettiva verificabilità. Conservare una cronologia delle operazioni non garantisce automaticamente che ogni passaggio sia comprensibile o che sia possibile ricostruire il motivo di una determinata proposta.

Per gli studi legali, la tracciabilità deve essere collegata anche alle procedure di conservazione documentale e alle regole di accesso. Una registrazione dettagliata può risultare utile in caso di contestazioni, ma deve essere gestita senza esporre informazioni riservate a soggetti non autorizzati.

La comunicazione del 28 ottobre illustra le possibilità di analisi e collaborazione offerte dal progetto Legora, ma non documenta in modo esaustivo tutte le caratteristiche tecniche relative alla conservazione delle versioni, ai registri delle modifiche e alla ricostruzione delle singole decisioni. Questi aspetti richiedono verifiche specifiche prima dell'adozione in un ambiente professionale.

Riservatezza dei clienti e trattamento delle informazioni sensibili

I documenti affidati a uno studio legale possono contenere informazioni commerciali riservate, dati personali, strategie societarie, condizioni economiche non pubbliche e dettagli relativi a controversie.

L'utilizzo di piattaforme esterne introduce quindi una questione che precede la qualità dell'analisi: stabilire quali informazioni possano essere trasmesse al sistema e secondo quali condizioni.

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati, GDPR, richiede che il trattamento delle informazioni personali avvenga nel rispetto di principi quali liceità, minimizzazione, limitazione delle finalità, integrità e riservatezza.

Quando un fornitore tecnologico tratta dati personali per conto di un titolare, assumendo il ruolo di responsabile del trattamento, l'articolo 28 del GDPR prevede specifici obblighi contrattuali. Devono essere disciplinati, tra gli altri aspetti, le istruzioni del titolare, le misure di sicurezza, il ricorso a ulteriori responsabili e le condizioni di restituzione o cancellazione dei dati.

Non tutte le configurazioni tecniche comportano necessariamente gli stessi ruoli privacy. La qualificazione dipende dalle attività concretamente svolte e dalle finalità del trattamento.

Per la revisione dei contratti con intelligenza artificiale occorre inoltre verificare dove vengano conservati i documenti, quali soggetti possano accedervi, per quanto tempo siano mantenuti e se le informazioni possano essere utilizzate per finalità ulteriori rispetto all'incarico.

Un contratto potrebbe contenere dati relativi a dipendenti, clienti, fornitori o amministratori. L'eventuale anonimizzazione deve essere effettiva: sostituire semplicemente un nome con un codice non elimina necessariamente la possibilità di identificare una persona attraverso altre informazioni presenti nel documento.

Accanto alla disciplina sulla protezione dei dati operano gli obblighi di segreto professionale e di riservatezza che riguardano l'attività degli avvocati.

Su questo tema è intervenuta anche l'American Bar Association con la Formal Opinion 512 del luglio 2024. Il documento richiama i doveri di competenza, riservatezza, comunicazione con il cliente e supervisione nell'impiego dell'intelligenza artificiale generativa.

Si tratta di indicazioni riferite al quadro deontologico statunitense, non direttamente applicabili come norme italiane. Offrono comunque un riferimento utile per comprendere perché la scelta di uno strumento tecnologico debba essere accompagnata da una valutazione dei rischi e da procedure di controllo.

La responsabilità professionale non si trasferisce al software

L'impiego di sistemi agentici rende più articolata l'organizzazione delle responsabilità.

Se un programma non segnala una clausola particolarmente onerosa, occorre distinguere il possibile malfunzionamento dello strumento dall'eventuale inadeguatezza delle istruzioni ricevute e dalla mancata verifica del professionista incaricato.

La responsabilità non può essere attribuita automaticamente a un unico soggetto senza esaminare il rapporto contrattuale, gli obblighi professionali e le circostanze concrete.

In Italia, l'attività dell'avvocato rimane soggetta alla normativa professionale e alle regole deontologiche, comprese quelle relative alla competenza, alla diligenza e alla tutela delle informazioni ricevute nell'esercizio dell'incarico.

L'adozione di un software non elimina tali obblighi. Il professionista deve poter valutare l'attendibilità dei risultati e comprendere quando sia necessario approfondire un'anomalia o ripetere una verifica.

La questione assume particolare rilievo quando il sistema viene utilizzato per attività ripetitive su larga scala. L'esame automatico di centinaia di contratti può rendere più agevole individuare ricorrenze e differenze, ma può anche moltiplicare le conseguenze di un criterio di classificazione errato.

Se un'istruzione iniziale interpreta in modo scorretto una determinata categoria di clausole, l'errore potrebbe ripetersi sull'intero insieme documentale.

Diventano quindi rilevanti i controlli preliminari sui criteri di analisi, la verifica di campioni di documenti e la possibilità di correggere tempestivamente le istruzioni operative.

Il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, noto come AI Act, introduce un quadro di obblighi differenziati in funzione delle caratteristiche e degli impieghi dei sistemi. Non ogni applicazione utilizzata da uno studio legale è automaticamente classificata ad alto rischio.

La qualificazione dipende dalle finalità previste e dalle categorie individuate dal regolamento. I requisiti di sorveglianza umana previsti dall'articolo 14 riguardano specificamente i sistemi ad alto rischio; non devono essere confusi con un obbligo identico e indistinto per qualsiasi software impiegato nella revisione contrattuale.

Resta comunque necessario considerare le disposizioni professionali, contrattuali e sulla protezione dei dati applicabili al singolo utilizzo.

Funzioni disponibili e sviluppi ancora da dimostrare

La comunicazione su Legora distingue, almeno sul piano operativo, strumenti già utilizzati per l'analisi documentale e prospettive di sviluppo legate a sistemi agentici capaci di gestire attività più lunghe e articolate.

Fra le funzionalità descritte figurano l'esame degli accordi di riservatezza, l'analisi di grandi raccolte contrattuali e l'integrazione delle capacità della piattaforma nelle conversazioni ChatGPT attraverso un plugin dedicato.

Queste informazioni documentano l'esistenza di applicazioni operative, ma non dimostrano che ogni funzione sia disponibile per qualsiasi utente, in tutti i mercati o con identiche condizioni contrattuali e tecniche.

La possibilità di condurre autonomamente verifiche su milioni di pagine durante la notte, richiamata tra gli sviluppi futuri, rappresenta invece una prospettiva progettuale. Non può essere presentata come una prestazione già verificata su larga scala.

Anche i risultati economici riportati nella comunicazione richiedono una lettura prudente. La riduzione dei tempi di lavorazione dipende dalla tipologia dei contratti, dalla qualità dei documenti, dall'organizzazione interna e dal livello di controllo richiesto.

Un accordo standardizzato, sottoposto a regole consolidate, presenta difficoltà differenti rispetto a un contratto negoziato individualmente, contenente condizioni particolari e richiami a più ordinamenti giuridici.

La revisione dei contratti con intelligenza artificiale può quindi produrre benefici operativi molto diversi a seconda delle attività affidate al sistema.

Per valutare l'efficacia di una piattaforma non basta misurare il numero di documenti analizzati o il tempo risparmiato. Occorre conoscere anche la frequenza delle segnalazioni errate, le omissioni, il lavoro necessario per correggere i risultati e gli eventuali problemi individuati soltanto durante il controllo umano.

Una valutazione completa dovrebbe inoltre distinguere le prestazioni ottenute su documenti già conosciuti da quelle registrate su contratti nuovi, con strutture e formulazioni differenti.

Senza questi elementi, i dati di produttività rimangono indicazioni riferite a specifiche esperienze, non prove sufficienti di una maggiore affidabilità giuridica.

Il controllo finale e la documentazione delle decisioni

L'integrazione dell'intelligenza artificiale nelle attività legali modifica anche la distribuzione del lavoro all'interno degli studi.

Le verifiche preliminari possono essere affidate a procedure automatizzate, mentre i professionisti concentrano una parte maggiore del tempo sull'interpretazione delle clausole, sulla negoziazione e sulla gestione dei rischi.

Questa organizzazione richiede però che il controllo umano sia effettivo. Un'approvazione formale apposta al termine del procedimento, senza possibilità di verificare i documenti e le osservazioni prodotte dal sistema, non offre le stesse garanzie di una revisione sostanziale.

Il professionista deve poter accedere al testo originale, individuare le disposizioni richiamate dall'analisi e controllare la coerenza delle modifiche proposte con gli obiettivi dell'incarico.

La revisione finale dovrebbe comprendere anche gli elementi che il software non ha segnalato, almeno secondo criteri di verifica proporzionati alla complessità e al rischio dell'operazione. L'assenza di anomalie nel risultato automatico non dimostra che il contratto sia privo di criticità.

Un ulteriore problema riguarda la conservazione delle decisioni. Quando una clausola viene modificata dopo una segnalazione automatica, è utile poter distinguere la proposta del sistema dalla scelta effettivamente compiuta dal professionista.

La stessa distinzione dovrebbe essere mantenuta quando una segnalazione viene respinta. Il motivo del mancato intervento può dipendere da una valutazione giuridica, da un accordo negoziale o dalla presenza di altre garanzie contrattuali.

Documentare questi passaggi consente di ricostruire il procedimento seguito senza attribuire all'intelligenza artificiale decisioni che spettano alle persone.

La diffusione dei sistemi agentici rende infine necessario aggiornare le procedure interne degli studi, definendo le attività automatizzabili, i livelli di autorizzazione e le condizioni nelle quali un documento deve essere sottoposto a un controllo specialistico.

Nei contratti destinati a produrre effetti economici rilevanti, la disponibilità di una cronologia attendibile delle versioni, delle segnalazioni e delle approvazioni può assumere un valore decisivo anche a distanza di anni, quando occorra ricostruire le ragioni di una determinata scelta negoziale.

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